sabato 31 marzo 2012

Chiusura temporanea del parcheggio "V Padiglione"


Per consentire alla Città di Torino di utilizzare il Parcheggio del V Padiglione per attività necessarie allo svolgimento del referendum del prossimo 3 giugno, dal 1° aprile fino a nuova comunicazione il parcheggio sarà chiuso al pubblico.

mercoledì 28 marzo 2012

Il progetto preliminare per il parcheggio di Porta Nuova


Il 2 aprile alle ore 16 in II commissione (presso la Sala Consiglio – via Campana 32) verrà presentato il progetto preliminare del parcheggio pubblico a tre piani interrato posto al di sotto dell’attuale parcheggio a raso lato via Nizza fronte porta Nuova.

L’ingresso e l’uscita veicolare avvengono su via Nizza attraverso una rampa elicoidale a doppio senso di marcia.

Sono previsti due blocchi scale per gli accessi pedonali collocati in posizione contrapposta, entrambi a servizio delle persone disabili e dotati quindi di ascensore con sbarco sul piano della piazza.

All’interno dell’autorimessa sono previsti inoltre servizi igienici per il pubblico e locali tecnici.

Il parcheggio è in grado si ospitare 204 posti auto. marco addonsio.

da marcoaddonisio.it

sabato 24 marzo 2012

Rassegna stampa: Multe ai locali e il parcheggio-pista ciclabile di corso Marconi


"Movida fuori controllo, raffica di multe ai locali"

Controlli serrati e multe a tappeto per migliaia di euro. Ai locali di San Salvario sono stati notificati negli ultimi due giorni decine di verbali dello scorso fine settimana per disturbo della quiete pubblica e mancata vigilanza all’esterno. Multati Biberon, Diwan, Lanificio San Salvatore, Sbarco, ma i controlli non hanno risparmiato nessuno e sono arrivati anche all’Astoria e alle Lavanderie Ramone.

Questa volta, però, i locali annunciano battaglia. La prima protesta l’ha fatta ieri il Biberon di via Silvio Pellico, abbassando le serrande a mezzanotte: «Voglio dimostrare - dice Sergio Bigiordi, il titolare - che anche se chiudo, non cambia nulla: ormai il quartiere si è riempito di locali e vengono migliaia di persone». Si muovono anche i gestori di Diwan, Lanificio San Salvatore e Astoria: «Stiamo creando un coordinamento. Vogliamo che sia cambiato il regolamento per cui siamo responsabili della gente per strada. Per noi è impossibile controllare la situazione».

È il prezzo che le nuove attività versano per il disagio dei posti auto occupati dai clienti, calcolato in euro in base ai metri quadri: «La Città ha incassato almeno 200 mila euro nell’ultimo anno a San Salvario - dice Davide Pinto, del Diwan - e non un euro è stato speso per migliorare la situazione, ad esempio facendo una Ztl notturna». «Si aprono tavoli inutili - dice Antonio Salvatore, del Lanificio - la verità è che la politica si preoccupa solo di non perdere consensi. Ai verbali dei vigili segue poi la chiusura del locale per alcuni giorni: per noi, un danno insostenibile».
Tra i cittadini che si lamentano, c’è la coordinatrice alla cultura della Otto, Paola Parmentola, che abita proprio sopra i locali e più di una volta è stata svegliata dal rumore. Anche quello dei petardi lanciati dai residenti alle 5 del mattino: «C’è uno scontro in corso. Il Comune dice che non può mettere vincoli alle aperture, per via delle liberalizzazioni. Ma qui sta diventando un problema di ordine pubblico, non è possibile che non ci sia modo di intervenire».

Ma, a breve, succederà proprio il contrario: nelle prossime settimane apriranno almeno undici nuovi locali, tra cocktail bar, ristoranti e pizzerie, concentrati tra via Baretti, via Sant’Anselmo e via Berthollet.

di Paola Italiano, La Stampa (24/03/2012)

"Inutile la ciclopista diventata parcheggio"

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di Paola Italiano, La Stampa (23/03/2012)

giovedì 22 marzo 2012

Rassegna stampa: La storica ciclo officina rinasce in salsa nordica


A San Salvario c’è chi sogna una Torino più simile a Copenhagen, dove la bicicletta sia il veicolo più diffuso e dove si sviluppi una vera e propria cultura delle due ruote come quella danese.
Per passare dal sogno alla realtà, tre ragazzi hanno inaugurato la Ciclofficina Artigiana in via Ormea 19A che, oltre a manutenzione e assemblaggio, offre a noleggio anche alcuni veicoli «da trasporto» che arrivano proprio da Copenhagen. Per una casualità, allo stesso indirizzo in cui hanno aperto la loro attività c’era già negli Anni 70 proprio una bottega di biciclette. Una specie di ritorno al passato del quartiere, per proiettarlo nel futuro. «Sono stati residenti e commercianti di zona a raccontarcelo - spiega Marco Bolle, uno dei tre titolari della Ciclofficina - mentre stavamo rimettendo a posto i locali. Quando dicevamo che stavamo per aprire una ciclofficina, ci hanno rivelato che qui lavorava il “ciclista” Borello, ben 40 anni fa». Solo i più anziani ricordano la vecchia bottega: molti di più quelli che, con frasi allusive e sguardi maliziosi, hanno evocato il passato più recente del negozio, conosciuto, fino qualche tempo fa, come luogo di «ricevimento» di alcune prostitute. «Siamo finiti in un posto dalla storia molto lunga - dice ancora Marco -, ma la cosa più bella è che i vicini si sono fermati incuriositi e in molti ci hanno dato una mano nei lavori, dal vetraio al falegname: una bella accoglienza». E un inizio incoraggiante per chi ha deciso di cambiare strada nella vita e rimettersi in gioco. Marco Bolle, 31 anni, è laureato in economia e fino a poco tempo fa lavorava in banca; i suoi soci sono Luca Galliano, 21 anni, ingegnere ambientale, e Giorgio Fox, 25 anni, laureato in ebraico biblico. «Riparare due ruote era per noi un hobby. Ora è diventato un mestiere per l’insieme di due fattori: la difficoltà a trovare lavoro, ma anche la necessità di avere un’occupazione che non significhi solo uno stipendio a fine mese, ma sia anche un modo di vivere».

La Ciclofficina Artigiana nasce dall’esperienza maturata nell’ambito del progetto «Più spazio più tempo» in Borgo San Paolo. «Fu finanziata come iniziativa relazionale di quartiere da Comune, Circoscrizione 3 e Compagnia di San Paolo, ma già allora ci chiedevano di fare in modo che l’attività potesse proseguire oltre con le sue sole forze». Che è proprio quello che i ragazzi stanno facendo, scegliendo però di cambiare quartiere. «Le condizioni c’erano anche a Borgo San Paolo, ma ci è sembrato che San Salvario offrisse più opportunità di relazioni con altre associazioni e di sviluppo di progetti».

di Paola Italiano, La Stampa (20/03/2012)

lunedì 19 marzo 2012

Un po' di primavera

I tanti prunus in giro per San Salvario hanno annunciato l'arrivo della primavera. Per pochi giorni alcune parti del quartiere come corso Raffaello, via S.Pio V o l'aiuola Donatello, sono state colorate dai bei fiori di questo piccolo ma vivace albero.






venerdì 16 marzo 2012

Rassegna stampa: la nuova Piazza Nizza e le rastrelliere del quartiere


“Ripensare i tempi e gli spazi dell’intera piazza Nizza”

[Aldo Ferrara, rappresentante degli ambulanti]

Sono ormai cinque anni esatti che il mercato rionale di piazza Nizza staziona in via Raffaello, uno spostamento, temporaneo per via dei lavori alla linea metropolitana, che non ha mai funzionato veramente tra il trittico abitanti, esercenti, automobilisti. Entro la fine di quest’anno il tutto rientrerà nella sede storica, ma forse per fare un salto di qualità c’è bisogno di cambiamenti, in linea con le mutazioni del quartiere e dell’organizzazione economico – sociale dei suoi abitanti che la crisi sta imponendo. A fronte di un consistente investimento, circa un milione e mezzo di euro, “bisogna ragionare bene su come utilizzare al meglio la nuova sede” sostiene Aldo Ferrara, rappresentante degli ambulanti “e per farlo si deve aprire in tempi brevi un dialogo tra noi e le istituzioni”. Per Ferrara questo dialogo è venuto totalmente a mancare con l’amministrazione centrale negli ultimi 24 mesi, mentre qualcosina in più è stata detta con la Circoscrizione. Di certo c’è che il nuovo mercato sarà settoriale, cioè suddiviso per comparti merceologici, composto da 55 banchi Un contorno, che “probabilmente – continua Ferrara – deve essere la base di partenza per mettere in campo nuove idee se si vuole veramente creare un bel mercato”. Tra queste ci sono le proposte di spostare un paio di volte alla settimana l’orario di mercato al pomeriggio e rendere esteticamente uniformi le coperture dei banchi, magari con tende apribili identiche a spese dei bancarellai, ma con l’aiuto comunale tramite sgravi fiscali sull’occupazione del suolo pubblico e sulla tassa rifiuti. E poi c’è la necessità di reperire subito parcheggi “per evitare” dice ancora Ferrara “una guerra con i residenti, che già a lavori ultimati si vedranno dimezzare i posti auto”. E i parcheggi devono essere necessariamente ricavati nella parte sinistra della strada, con un piccolo intervento che crei spazi a lisca di pesce, in attesa di una definitiva riqualificazione del resto della pazza. Sensibile a queste osservazioni il capogruppo in circoscrizione del Partito Democratico, Augusto Montaruli, che promette di attivarsi affinché entro giugno venga convocata una commissione che si occupi della nuova area. “E’ necessario – aggiunge Montaruli – ripensare i tempi e gli spazi dell’intera piazza Nizza per venire incontro alle esigenze dei commercianti e dei residenti”.


[Alessandro, l'edicolante di piazza Nizza]

Nel mentre i lavori di rifacimento continuano e qualche preoccupazione stanno destando anche nei negozianti a sede fissa per i disagi generati dal cantiere. Il più preoccupato di tutti, però, è Alessandro, titolare dell’edicola a chiosco. “Mi dovrò spostare” – spiega – vicino all’accesso della metropolitana, restando sul lato dove mi trovo ora, ma dal comune non mi hanno ancora comunicato quando. Sta di fatto – conclude – che questo spostamento sarà a spese mie: tra allacciamenti vari e costi di riposizionamento dovrò spendere circa 15 mila euro. Spero che l’assessorato al Commercio mi venga incontro”.

E la speranza è che anche il completamento dell’opera avvenga entro ottobre – novembre di quest’anno, in maniera da chiudere una parentesi durata un lustro.

di Giovanni D’Amelio, Ottoinforma (11/03/2012)

"Il quartiere delle biciclette resta senza rastrelliere"

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di Paola Italiano, La Stampa (15/03/2012)

mercoledì 14 marzo 2012

Resoconti sul consiglio di Circoscrizione dedicato all'Ospedale Valdese


E’ stato un consiglio di circoscrizione in contumacia quello svoltosi ieri alla Otto e dedicato al futuro dell’ospedale Valdese. L’unico interlocutore in grado di dare risposte, l’assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino non era presente. Lo stesso assessore ha fatto pervenire una lettera che lascia però in piedi molti dubbi. "La vicinanza del Valdese alle strutture della nuova azienda San Giovanni Battista e al Mauriziano fa prevedere – si legge nella nota – una utilissima attività di post acuzie ospedaliera e riabilitazione. Riconoscendo che nel Valdese esistono rilevanti attività a servizio dei residenti riconfermiamo la volontà di mantenere tali servizi di tipo ambulatoriale, di day surgery e a carattere diurno". Quello che temono tutti – e che sembra almeno in parte confermato dall’assessore – è che il Valdese possa essere trasformato in una residenza sanitaria assistenziale. Una conversione capace di annullare i numeri di tutto rispetto che fanno dell’ospedale un polo di eccellenza soprattutto per la senologia e la riabilitazione cardiologica.

Assente l’assessore consiglieri e cittadini hanno dovuto ribadire le perplessità e la contrarietà verso il ridimensionamento. Particolarmente dura la capogruppo del Pdl, Cristiana Tommasi Pellegrino. "Continuiamo a sentire tante voci ma non la voce dell’assessore – afferma – concordiamo sulla necessità di rivedere certe situazioni ma il risparmio non può essere il leit motiv di questo piano, si stanno facendo scelte a tavolino senza tenere conto delle singole realtà".

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente Mario Levi. "Siamo sempre stati corretti e pacati – spiega – non vorremo che la pacatezza venisse presa per acquiescenza e che venisse messa in dubbio la nostra determinazione nel difendere il Valdese". Il commissario dell’Asl Torino 1 Giacomo Manuguerra ha invece escluso l’eventualità di una trasformazione in Rsa. "Il Valdese non sarà trasformato in Rsa perché questo andrebbe contro la stessa legge regionale – spiega – mi impegno a venire a sottoporre alla circoscrizione la proposta sul futuro dell’ospedale prima che diventi provvedimento".

di Alessandro Porro

Valdese, il quartiere si mobilita. Anche il Pdl contro la chiusura

"Resteremo solo noi della Lega a difendere il piano socio-sanitario sul territorio". Mario Carossa, capogruppo regionale della Lega, azzarda una profezia ed è consapevole della missione affidata al Carroccio in questi giorni di avvio della discussione del piano sanitario. Il sacrificio gli tocca e la prima sfida è già arrivata ieri sera con il consiglio aperto in difesa dell'ospedale Valdese voluto dal presidente della circoscrizione, Mario Cornelio Levi, ILa battuta scappa al prode Carossa di fronte al compatto fronte del No, ma racconta la verità: la prima a prendere la parola conquistando gli applausi della sala è la consigliera di circoscrizione del Pdl Cristiana Tommasi Pellegrino, che bolla il piano dell'assessore come "demenziale" e ricorda le passerelle elettorali. Dopo gli aut-aut del governatore e la corsa all'approvazione entro fine marzo, il banco di prova è proprio qui, dove un intero quartiere si è mobilitato per il suo ospedale, commercianti accanto a medici, cittadini arrabbiati, preti cattolici e moderatora valdese d'accordo nel lanciare l'appello. Oltre cinquemila firme che chiedono che non ci sia alcuna riconversione, gruppi facebook che raccolgono storie e testimonianze felici. Persino il commissario dell'Asl To1 Giacomo Manuguerra, Pdl, critica l'assenza dei vertici della sanità piemontese e promette di essere sempre presente alla discussione delle proposte.
Paolo Monferino manda una lettera letta pubblicamente ma non convince la platea: "Il Valdese sarà una struttura di post-acuzie e di riabilitazione - dice - utilissimo per liberare posti in ospedale. Ci saranno ambulatori e la senologia, punta di eccellenza del Valdese, andrà a formare con Molinette e Sant'Anna una breast unit cittadina". Dove?, borbotta il pubblico. "Non si sa".
Così, don Piero Gallo, uno dei volti simbolo del quartiere, siede fra i suoi residenti e dice convinto che San Salvario ha un gran bisogno del suo ospedale. Stringe la mano del pastore valdese Berardini, il quale all'assemblea porta la lettera firmata dalla moderatora della Tavola valdese Maria Bonafede: "Sconcerto e amarezza perché una legge regionale e due successivi protocolli ufficiali delle amministrazioni che si sono succedute hanno affermato l'impegno a perseguire l'attività dell'ospedale Valdese". I medici snocciolano numeri e difendono il loro lavoro, Beppe Avogliero dell'Anaao presenta la proposta sottoscritta dai sindacati e i consiglieri del Pd vengono a criticare il piano: Nino Boeti che ipotizza un regalo per la clinica privata Cellini e Stefano Lepri, ma anche Lucia Centillo del Comune. Con loro il neo responsabile del Pd provinciale Ottavio Davini, che ha lanciato l'idea della breati unit unica al Valdese, accanto a Oscar Bertetto, responsabile della rete oncologica regionale. C'è Eleonora Artesio, ex-assessore della Fds che ha annunciato una raffica di emendamenti per stoppare i sogni del governatore. Mentre a Palazzo Lascaris il Pdl ha dato via libera, nel quartiere si prepara una battaglia trasversale: "Vogliamo che Cota e Monferino riconsiderino i piani accogliendo le proposte".

di Sara Strippoli, Repubblica (14/03/2012)

Approvato l'ordine del giorno sull'Ospedale Valdese: No alla chiusura, no alla riconversione


Dopo una animata seduta del consiglio della Cirscoscrizione 8 (durata più di tre ore e seguita in diretta da Ottoinforma) è stato approvato quasi all'unanimità (un astenuto) l'ordine del giorno che pubblichiamo per intero:


ORDINE DEL GIORNO

Ospedale Evangelico Valdese:rispettare gli accordi del 2005 e del 2007 a salvaguardia dell’integrità e della vocazione dell’ospedale

PREMESSO CHE:

La comunità protestante di Torino a cura del pastore valdese Amedeo Bert ha creato la prima struttura ospedaliera a Torino nel 1843 l’ospedale evangelico valdese è stato costruito nell’attuale allocazione nel 1871 subendo negli anni numerose ristrutturazioni ed edificazioni sino all’attuale struttura. l’ OEV è quindi da circa 150 anni una realtà radicata sul territorio costituendo un punto di riferimento eccellente inizialmente per i cittadini del quartiere e mano a mano per i cittadini torinesi e non il 20 aprile del 2005 la Regione Piemonte e la Tavola Valdese firmavano un protocollo d’intesa, sottoscritto dal Presidente della Regione Enzo Ghigo in attuazione della legge regionale 575 del 18 maggio 2004.

il 2 luglio 2007 sempre la Regione Piemonte, Presidente Bresso, e la Tavola Valdese siglavano un’integrazione al protocollo d’intesa del 2005 prevedente il “mantenimento e l’accrescimento del radicamento territoriale dell’ospedale che lo ha caratterizzato nel passato, potenziando le prestazioni ambulatoriali, di day service, di ospedale di giorno e di degenza per acuti, prevedendo l’organizzazione delle attività sanitarie mediante un approccio per percorsi assistenziali e adottando un modello organizzativo di tipo dipartimentale per le strutture che compongono il presidio” (fonte: comunicato stampa della Giunta regionale del 2 luglio 2007)

lo stesso documento di integrazione istituiva una “Commissione consultiva composta, oltre che dal direttore generale dell’ASL 1, anche da un rappresentante delle seguenti istituzioni: Assessorato regionale alla tutela della salute e sanità, Tavola valdese o ente ecclesiastico indicato dalla Tavola stessa, Comune di Torino, Circoscrizione territorialmente competente. La Commissione sarà chiamata ad esprimere parere obbligatorio sugli atti di programmazione e organizzazione dell’ASL 1 che riguardano l’ospedale valdese e ad esaminare con cadenza almeno semestrale, un’apposita relazione sull’andamento dell’attività del presidio stesso predisposto dai vertici aziendali” (fonte: comunicato stampa della Giunta regionale del 2 luglio 2007); tutto ciò a dimostrazione della necessità di coinvolgere gli enti territoriali di riferimento nella operatività/funzionalità dell’ospedale

CONSIDERATO CHE

La “Commissione consultiva” citata in premessa nonostante le numerose passate richieste del Comune, della Circoscrizione e della Tavola valdese da tempo non viene più convocata

recentemente sono state ristrutturate le quattro sale operatorie attualmente perfettamente funzionanti e operative
sono iniziati i lavori di ristrutturazione dell’ala di via Berthollet finalizzati alla messa in sicurezza e prevedenti un sostanzioso investimento con fine lavori per l’inizio del 2014

in previsione dell’avvio dei lavori sopracitati si è provveduto da tempo a svuotare di competenze il valdese trasferendo alcune importanti attività in altre strutture con l’impegno verbale a riportarle in seno all’ospedale a ristrutturazione terminata

pur depauperato l’ospedale valdese rappresenta ancora un punto di eccellenza in diversi percorsi quali ad esempio quelli relativi al carcinoma del colon retto,al carcinoma della mammella e della tiroide nonché nel percorso del paziente con scompenso cardiaco e nella riabilitazione cardiologica

recentemente l’assessore ing. Monferino avrebbe dichiarato la volontà della Regione di trasformare la struttura in una RSA,soluzione che trova la nostra ferma opposizione e che, se attuata, richiederebbe un’ulteriore ristrutturazione dell’intera struttura e ulteriori sensibili investimenti e inoltre provocherebbe lo spostamento delle numerose prestazioni specialistiche e di tutti gli attuali servizi in altre strutture generando il forte dubbio che possano dalle stesse essere assorbite senza, come minimo, provocare un sensibile allungamento delle liste d’attesa a detrimento della qualità del servizio offerto alla cittadinanza

Sul futuro del Valdese i sindacati del presidio valdese rappresentanti i dirigenti medici (AANAO-ASSOMED, AAROI-EMAC, CGIL Medici-fp) hanno redatto un documento che si allega e si assume come parte integrante del presente ordine del giorno con particolare riferimento al ruolo proposto per il presidio ospedaliero tendente a mantenere, valorizzandolo e incrementandolo, il patrimonio di esperienza umana e professionale maturato nel corso del tempo

IL CONSIGLIO DELLA CIRCOSCRIZIONE 8

Esprime la propria netta opposizione alla trasformazione dell’ospedale evangelico valdese in una qualsivoglia altra struttura di natura non ospedaliera
Fa proprie le proposte avanzate nell’allegato documento dei citati associazioni sindacati rappresentanti i dirigenti medici del Valdese circa il futuro del presidio ospedaliero
Chiede al Presidente Cota e all’assessore Monferino di rispettare gli accordi sottoscritti nel 2005 e 2007 dai Presidenti regionali e di riconsiderare i piani previsti per il Valdese accogliendo le proposte indicate nel punto precedente e promuovendo un confronto sul futuro utilizzo dell’ospedale con il Comune, la Circoscrizione, la Tavola Valdese e quant’altri possano portare un contributo costruttivo al mantenimento del ruolo di eccellenza che sinora ha caratterizzato il presidio valdese


Mario Cornelio Levi- Presidente Circoscrizione
Augusto Montaruli -capogruppo PD Cristiana Tommasi-capogruppo PDL
Giovanni D’Amelio-capogruppo IdV Gobetti Paola-capogruppo Lega Nord
Germana Buffetti- capogruppo SEL Iole Avidano-capogruppo UDC
Mario Bovero-capogruppo Moderati Ludovico Seppilli-capogruppo APC
Claudio Di Stefano-capogruppo 5 stelle
Luciana Pronzato-capogruppo Lega Padana Piemont

martedì 13 marzo 2012

Ottoinforma e l'intervista a Jacopo Molinari


Ottoinforma è stato il periodico della Circoscrizione 8 che ci informava su quello che succedeva nei quartieri di San Salvario, Borgo Po e Cavoretto. Da pochi mesi il giornale si è trasformato: non lo potremo più trovare in carta bensì "online", su internet, aggiornato con frequenza e con la possibilità di commentare e di condividere le iniziative della Circoscrizione. Si saranno forse ispirati alle nostre pagine? Chissà, in ogni caso il quartiere si dota di un nuovo e importante web magazine, con la redazione politica composta da Augusto Montaruli (PD), Marco Bani (PDL) e Giovanni D'Amelio (IDV), nel ruolo di coordinatore, e con il contributo dei consiglieri e dei coordinatori della Circoscrizione.

Invitiamo tutti a visitarlo, ecco il link:
http://www.comune.torino.it/circ8/ottoinforma/

E qui di seguito una bella testimonianza di Jacopo Molinari, figlio di Mario Molinari, grande artista a cui è stata dedicata una targa in via Saluzzo 56 la scorsa settimana:

Dopo aver lasciato la cartiera Sertorio di Coazze per inseguire un sogno Molinari si trasferì a Torino, da prima in via Lamarmora (Crocetta) dove trovò l’abitazione, mentre lo studio era in comune con altri artisti tra cui Pistoletto e Zorio; questa soluzione non era però congeniale al Maestro, la separazione dei due ambienti gli faceva vivere la sua arte come un lavoro, avere orari e il doversi spostare per creare gli facevano vivere lo studio come un ufficio. Decise di trovare un’altra soluzione che trovò in zona San Salvario, era il 1975 allora come adesso il quartiere era multietnico e ben servito da ogni tipo di necessità tra cui stazione, ospedale, mezzi pubblici.

L’intero quartiere ha case particolari, l’eleganza degli androni, gli spazi studiati dal liberty, la raffinatezza dei particolari fecero innamorare Molinari di questa parte di Torino che essendo vicino alla stazione principale, sconta la nomea (come tutti i quartieri italiani nella stessa posizione) di zona malfamata e pericolosa. Decise di trasferirsi comunque in via Saluzzo sfatando quel mito, dove creò l’abitazione e lo studio insieme e dove non doveva sottostare a vincoli pratici per scolpire. Non era inusuale infatti sentire nel cuore della notte le macchine lavorare (sega a nastro etc) da subito le persone limitrofe sia del palazzo che di quelli attigui si abituarono, forse perché più incuriositi che infastiditi dalla novità, infatti nessuno si lamentò del disturbo, erano anche tempi diversi in cui la tolleranza era di casa quasi per tutti, specialmente in un quartiere così eterogeneo.

[Jacopo Molinari]

Con il tempo gli abitanti di San Salvario capirono di avere un vicino particolare che non aveva problemi a uscire in accappatoio nero se per caso era in ritardo per una commissione e dopo poco commercianti e amici, iniziarono un rapporto con lui che andava oltre il semplice rapporto con un cliente. Anche se agli inizi degli anni 90′ la diffusione dei grandi ipermercati non solo di cibo si ampliò, Molinari continuò a servirsi del quartiere per l’acquisto dei materiali necessari al suo lavoro, non solo per il rapporto che si era creato, ma perché già aveva intuito il processo di ampliamento di queste grosse catene a discapito dei piccoli commercianti, fenomeno che con l’andare del tempo ha avuto le conseguenze che tutti conosciamo. Mario era solito dire che una persona si sente a casa quando trova uno spazio che ti dà armonia e spensieratezza, ma che questo sentimento doveva essere restituito all’ambiente circostante, così facendo si crea un connubio dove il quartiere “ringrazia” il fatto di ospitare una persona che a posteriori divenne un’eccellenza italiana e allo stesso tempo viene ringraziato dell’ospitalità.

di Jacopo Molinari, Ottoinforma

sabato 10 marzo 2012

Aggiornamenti sull'Ospedale Valdese


Martedì 13 marzo alle 18, nella sala di via Campana 32, si terrà un consiglio di Circoscrizione, aperto anche ad interventi esterni, interamente dedicato all’incerta situazione operativa della struttura di via Pellico.

Giorni di grande movimentismo stanno attraversando la Circoscrizione 8 sulla delicata vicenda del Valdese. Se da un lato prosegue la raccolta firme spontanea promossa direttamente dai cittadini e dagli utenti (oltre 3 mila fino ad oggi) che dicono no alla trasformazione del nosocomio in casa di riposo, dall’altro si muovono anche le istituzioni e la politica. E in tal senso, un’altra risposta all’assessore alla Sanità Paolo Monferino, che continua a parlare di declassamento del presidio, arriva dalla Circoscrizione. “La convocazione di un consiglio che si occupi di discutere solo del Valdese – spiega il Presidente Mario Cornelio Lavi – è un altro segnale forte che vogliamo lanciare affinché le eccellenze mediche dell’ospedale vengano salvaguardate. La speranza – prosegue – è che all’incontro siano presenti anche i responsabile della Regione Piemonte, i quali possano chiarire a voce quali sono le reali intenzioni dell’ente sulla riorganizzazione del sistema sanitario cittadino in generale e del Valdese in particolare”. Nella sostanza, quello a cui mira il consiglio di martedì 13 marzo è promuovere un confronto sul futuro utilizzo dell’ospedale con la Regione, il Comune di Torino, la Circoscrizione, il Tavolo Valdese e quant’altri possano portare un contributo costruttivo al mantenimento del ruolo di eccellenza che sinora ha caratterizzato il presidio di via Pellico.

Oltre ai vertici della sanità regionale, l’assessore Monferino e il direttore generale Serio Morgagni in primis, all’assise sono stati quindi invitati anche Giacomo Manuguerra, commissario dell’Asl To1 e To2, Elisabetta Sardi, direttore sanitario del Valdese, Carla Spagnuolo, presidente della IV commisione a Palazzo Lascaris, Elide Tisi, assessore al Welfare della Città di Torino, Lucia Centillo, presidente IV commissione della Città di Torino e il pastore della Tavola Valdese, Eugenio Bernardini. La convocazione dell’incontro è stata comunicata anche agli esponenti del personale medico ed infermieristico della struttura, alle rappresentanze sindacali, al comitato spontaneo di cittadini “Amici del Valdese”.

da Ottoinforma

San Salvario e il web si mobilitano per salvare l’Ospedale Valdese di Torino


L’Ospedale Evangelico Valdese di Torino dovrebbe compiere 170 anni nel 2013, se usiamo il condizionale è soltanto perché c’è chi vorrebbe chiuderlo e riconvertirlo in una casa di riposo per anziani. Ogni anno nella struttura di via Silvio Pellico vengono effettuati 6500 interventi di piccola e media chirurgia, 17mila visite specialistiche, 45mila oculistiche, 650mila esami di laboratorio e 29mila prestazioni radiologiche. Ma se la notizia ha provocato un’alzata di scudi non è soltanto a causa di questi consistenti dati numerici ma per l’ottima qualità del servizio erogato che ha fatto dell’Ospedale Valdese una delle eccellenze del sistema ospedaliero torinese.

A destare qualche perplessità sono soprattutto i forti investimenti fatti negli ultimi quindici anni per il riammodernamento della struttura. “Tre anni fa sono state ristrutturate due delle quattro sale operatorie, le altre due erano state riammodernate fra il ’98 e il ’99 – spiega il coordinatore del comitato di difesa dell’Ospedale Valdese Walter Allazzetta -. In quel biennio fu ristrutturato anche il terzo piano, nel 2000 il laboratorio di analisi, due anni fa l’intero primo piano e, proprio ora, stanno iniziando i lavori di rifacimento del secondo piano”. Eppure, nonostante quindici anni di restyling, nonostante l’apprezzamento di tutti coloro che hanno usufruito delle sue cure, l’ospedale di San Salvario potrebbe chiudere i battenti, imponendo al sistema sanitario piemontese la ricollocazione dei 184 dipendenti che sono affiancati da un centinaio di medici e specialisti in service, vale a dire a prestazione.

“Per i dipendenti, vista la carenza di personale sanitario, non sarebbe difficile trovare una nuova collocazione nel polo di Cto, Regina Margherita e Molinette ma il problema è che proprio in quelle strutture si è ormai raggiunta la saturazione” continua Allazzetta. Il “Valdese” ha sempre avuto la funzione di decongestionatore dell’asse sanitario che scorre sulla sponda sinistra del Po fornendo un grande supporto sia per quanto riguarda le sale operatorie che per quanto riguarda la degenza.

A difesa della struttura è stata lanciata una petizione pubblica che ha già raggiunto circa 4700 firme. L’iniziativa, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è scaturita dal personale dell’ospedale: “L’appello è partito da un paziente che ci ha addirittura anticipato. Una volta conclusa la raccolta firme la petizione arriverà a Roberto Cota e all’ingegner Paolo Monferrino che giustificano la possibile riconversione con un problema di costi. Come se un eventuale accorpamento non implicasse dei costi. Gli accorpamenti – conclude Allazzetta – permettono di tagliare sulle fasce più deboli dei lavoratori e creano nuove figure dirigenziali che, invece, vanno remunerate profumatamente”.

Sembra di assistere a un film già visto, qualcosa, però, si può fare: unirsi alle firme che vengono raccolte on line sul sito firmiamo.it oppure dare la propria adesione attraverso la raccolta cartacea che sta avvenendo all’Ospedale Valdese o nei vari negozi del quartiere San Salvario.

da quotidianopiemontese.it (08/03/2012)

giovedì 8 marzo 2012

Una targa per ricordare Mario Molinari, scultore del colore


In occasione dell'anniversario della nascita del grande artista, venerdì 9 marzo alle ore 11 verrà posta una targa commemorativa sull'edificio che è stato, ed è ancora, lo studio-abitazione di Mario Molinari, in via Saluzzo 56.

Saranno presenti il sindaco Fassino, le autorità, il gonfalone e la banda della Città di Torino. A seguito della cerimonia verrà offerto un rinfresco nel cortile interno.

Tutti i cittadini di Torino, e soprattutto di San Salvario, sono invitati a partecipare.

mercoledì 7 marzo 2012

Un nuovo polo della ricerca in via Nizza


A dicembre del 2011 è stato siglato un protocollo d'intesa fra Ferrovie dello Stato e Comune di Torino sul destino dell'area compresa fra corso Sommeiller, via Nizza e piazza Nizza, il vecchio scalo ferroviario del Vallinotto. Definita dal Piano regolatore come Z.u.t. (Zona urbana di trasformazione) parte di essa sarà ceduta alla Fondazione Cirpark, la quale intende installare qui un incubatore di ricerca che svilupperà nuove tecnologie in campo medico. L'insediamento di questo polo della ricerca verrà finanziato dai Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR) e permetterà di trasformare un'ampia porzione del quartiere San Salvario.

A breve la Fondazione Cirpark svolgerà i sondaggi per verificare quali bonifiche e demolizioni saranno da effettuare.
L'ipotesi progettuale del nuovo incubatore dovrà comunque garantire un continuità funzionale col vicino Centro di Biotecnologie Molecolari di via Nizza 52, che è oggi sede della fondazione. L'intervento riguarderà un'area di 11.300 metri quadrati e la proprietà del sedime verrà ceduta dalla Fondazione al Comune di Torino. Il nuovo polo della ricerca, parte del progetto "Città della Salute", dovrà essere terminato per il 2015.

E' da segnalare che in quest'area sono presenti alcuni edifici storici legati allo scalo ferroviario di cui non è chiaro il futuro. Quello che è sicuro è che questa operazione aggiunge un altro tassello alla trasformazione di via Nizza. Soprattutto l'adiacente piazza Nizza potrà essere favorita da questa trasformazione, rivitalizzando un lato della piazza deserto e abbandonato.

[Immagini da Google Maps&Street View]


venerdì 2 marzo 2012

Rassegna stampa: Inseguimenti, problema parcheggi e viabilità


Torino, ladri in fuga a tutta velocità

Caccia ai ladri. Insegui­mento all'americana ieri pomeriggio lungo le vie del quartiere San Salvario dove le "pantere" e i motociclisti della polizia hanno dato la caccia ad un'auto in fuga, una Bmw che aveva tentato di forzare un posto di bloc­co. Poco dopo, in via Mada­ma Cristina, la stessa auto, ha sfiorato, rischiando di investirla, una donna che stava rincasando.

Per una ventina di minuti i fuggitivi hanno tentato di seminare gli inseguitori, poi hanno dovuto abbando­nare la macchina in corso Marconi, quasi all'angolo con via Principe Tommaso e tentare di allontanarsi a piedi. In quattro hanno co­minciato a correre in altret­tante direzioni diverse, ma due sono stati fermati e ar­restati. Nell'auto lasciata con le portiere spalancate, i poliziotti delle volanti e quelli del commissariato Barriera Nizza, hanno tro­vato materiale elettronico rubato di un colpo messo a segno in un magazzino dove sono in vendita computer e telefoni cellulari. All'interno della Bmw sono stati trovati an­che un piede di porco e altri attrezzi usati per lo scasso. In manette sono finiti due zingari sinti che, nel corso del successivo interrogato­rio, si sono rifiutati di fare i nomi dei complici. Uno dei due è minorenne.

Si tratta di nomadi già noti alle forze dell'ordine e do­miciliati presso il campo di Mirafiori. Panico, durante l'insegui­mento, da parte degli auto­mobilisti e dei numerosi pedoni a quell'ora (erano le 16,30) presenti lungo le vie del quartiere e che a più riprese hanno collaborato con i poliziotti indicando loro le vie di fuga dei malvi­venti.

Il materiale rubato è stato restituito ai proprietari.

da Torinocronaca, (01/03/2012)


L'ultima trincea anti movida: "Strisce blu anche di sera"


Ultima spiaggia: sosta a pagamento fino a mezzanotte. Se i locali a San Salvario continuano ad aumentare, il traffico a crescere, i residenti a lamentarsi e le casse del Comune a essere al verde, ecco l’unica misura immediatamente attuabile: prolungare fino alle 24 le strisce blu. La richiesta al Comune sarà formalizzata con un ordine del giorno messo ai voti dal Consiglio della Circoscrizione Otto di questo pomeriggio, e riguarderebbe il quadrilatero tra via Nizza, corso Vittorio Emanuele II, corso Massimo d’Azeglio e corso Marconi. Ma l’ipotesi era già emersa in alcuni incontri al circolo del Pd della Otto tra gli amministratori e l’assessore alla Viabilità Claudio Lubatti, che ne sta sondando la fattibilità: «Per noi non ci sono preclusioni - dice Lubatti - né problemi dal punto di vista tecnico. L’unica questione da analizzare più approfonditamente è il contratto economico con Gtt per le strisce blu, che andrebbe rivisto. Si tratta di capire i dettagli: per quanti e quali giorni a settimana, ad esempio».

Il pagamento del parcheggio in orario serale esiste già in alcune aree non distanti: piazza Carlo Felice, piazza Paleocapa e piazza Lagrange, in alcuni casi fino alle 23, in altri fino alle 24. Si tratta di aree circoscritte, mentre a San Salvario sarebbe la prima volta di una porzione di quartiere così grande con l’obbligo di esibire il bigliettino dopo le 20. Inoltre, nelle altre aree, non sono validi i permessi per i residenti: questo non varrebbe per San Salvario, dove proprio le lamentele di chi vive con i locali sotto casa sono alla base della richiesta. Il parcheggio è diventato merce rara per loro negli ultimi mesi, che hanno visto crescere locali e frequentatori. E dehors: non solo quelli stagionali, ma anche fissi, molti dei quali deserti nei mesi invernali, cosa che ha fatto ulteriormente imbestialire molti residenti. Sulla questione «movida» è stato anche aperto un (nuovo) tavolo di confronto. «Ma è chiaro - constata il coordinatore alla viabilità e vicepresidente Marco Addonisio - che bisogna fare qualcosa di concreto, perché per molti ormai la situazione è insostenibile. Si tratta di una misura a costo quasi zero, di facile attuazione. Inoltre, se il Comune ci dicesse di sì, potremmo anche iniziare a parlare di altri interventi da tempo sul tavolo, come la pedonalizzazione delle esedre di largo Saluzzo». «Speriamo che il prolungamento della sosta a pagamento - è l’opinione della coordinatrice alla cultura Paola Parmentola - induca sempre di più gli automobilisti a scegliere il parcheggio interrato di piazza Madama Cristina, spesso sottoutilizzato».

Neppure i gestori dei locali sono contrari, pur con qualche perplessità. Come Sergio Bigiordi, del Biberon di via Silvio Pellico, una sorta di pioniere che ha aperto i battenti quando ancora la zona - sembra un secolo fa - era di quelle che la gente preferiva non frequentare al calare del buio. «Certo, è meglio di niente - dice - ma non è una misura risolutiva. Nel fine settimana, molti clienti arrivano intorno alle 23: non so se ci sarebbe un reale effetto deterrente. Meglio sarebbe un divieto di accesso alle auto per i non residenti, toglierebbe molto del traffico». Cioè la Ztl: misura che i locali caldeggiano da tempo, ma che a molti residenti non piace affatto. E che, comunque, non sarebbe attuabile. Perché i soldi per le telecamere, quelli proprio non ci sono.


Via Valperga: In dieci anni 500 incidenti, "colpa della doppia fila"

[clicca sull'immagine per ingrandire e leggere l'articolo]

di Alessandro Porro, Torinocronaca (21/02/2012)