lunedì 30 agosto 2010

Accoltellamento al Valentino

Sabato sera un gruppo di amici, due donne ed un uomo, sono stati vittima di un' aggressione da parte di giovani peruviani. Da tempo il Parco del Valentino, oggi molto più sicuro di dieci anni fa, non compariva sui giornali. Questo grave episodio di violenza non va sottovalutato, soprattutto in un quartiere come San Salvario, dove i problemi di sicurezza non sono ancora del tutto archiviati.

L' articolo di Massimiliano Peggio su La Stampa:

"«Quello con il coltello indossava occhiali scuri, cappellino e maglietta nera. L’ho guardato bene in faccia e gli ho detto "la borsa non te la lascio". E lui mi ha colpita, ripetutamente. Avevo sangue dappertutto». Ricoverata nel reparto di chirurgia vascolare del Mauriziano, Loreta Rizza, 45 anni, di Torino, mostra il suo braccio completamente fasciato. E’ stata operata due volte e ha avuto bisogno di due sacche di sangue. Eppure, più che spaventata, sembra arrabbiata. Moltissimo. «Rabbia a non finire. Perché è successo all’una di notte al Valentino, mentre stavo tranquillamente passeggiando con amici».

L’aggressione è avvenuta nel viale di fronte al ristorante Chalet. Con lei c'era un'altra donna e un amico tunisino, di 26 anni. Lungo il viale, tre giovani peruviani li hanno assaliti e derubati. Due sono stati arrestati da carabinieri nel nucleo radiomobile di Torino poco dopo l'aggressione. Il terzo, quello col coltello, è riuscito a fuggire. Ma la borsa è salva. «Nei pressi del ristorante, quei tre hanno avvicinato il mio amico tunisino chiedendogli delle cartine - racconta la donna - Lui ha risposto di non averne e loro si sono infuriati. Così ci hanno circondati. La mia amica è fuggita. Quello con gli occhiali scuri ha cercato di strapparmi di mano la borsa. Ho reagito con forza e mi ha accoltellato. Avevo appena prelevato cento euro. Un capitale per me. Faccio le pulizie, i soldi non me li regalano». Il giovane amico tunisino, invece, ha ingaggiato una colluttazione con gli altri due banditi. Uno gli ha strappato il marsupio ed è fuggito. Il giovane lo ha rincorso al di là del parco e, prima che potesse attraversare corso Massimo D'Azeglio, gli ha scagliato contro un cestino dell’immondizia, ferendolo alla schiena. L'altro complice si è allontanato dalla parte opposta, verso il Po. L'accoltellatore, invece, si è dileguato nel parco.

Alcuni passanti hanno chiamato il 112, raccontando di aver visto tre giovani assalire una coppia e accoltellare la donna. In pochi minuti sono arrivate tre pattuglie dei carabinieri. Il rapinatore ferito alla schiena è stato rintracciato e bloccato in via Berthollet. L'altro in Borgo Po, vicino alla sua abitazione. Gli arrestati sono giovanissimi: Diego Emilio Huerta Peralta, appena diciottenne e Antonio S. di 17. Il terzo è accora in fuga. Ma si tratterebbe di un coetaneo. Ironia del coraggio, Sahbi, l’amico tunisino, dopo aver protetto l’amica e aiutato i carabinieri ad arrestare i rapinatori, è stato segnalato come clandestino.

Essendo sprovvisto di regolare permesso di soggiorno, i militari sono stati costretti a notificargli il foglio di via, intimandogli di lasciare l’Italia entro cinque giorni, pena altri guai. «Questo episodio - dice Loreta - dimostra che non tutti gli extracomunitari sono uguali. L’ho ringraziato per quello che ha fatto ma anche rimproverato, perché non doveva esporsi. Lui ha alzato le spalle e sorriso, dicendo che gli amici vanno sempre aiutati». E Sahbi non è stato il solo ad aiutare la donna. Un ragazzo è uscito del Valentino, si è tolto la camicia e le ha tamponato la ferita. «Me l’ha legata al braccio per bloccare l’emorragia. Non l’avevo mai visto prima. So che si chiama Antonio, vorrei tanto ringraziarlo. E’ salito in ambulanza e mi ha seguita fino in ospedale. Quanto meno gli devo una camicia».

I chirurghi del Mauriziano le hanno dovuto ricostruire l’arteria omerale con un innesto di organo prelevato dalla caviglia. Poi, con un secondo intervento, hanno ricucito i tendini della mano. «Per poco - dice - non ho rischiato di perdere l’uso delle dita»."

giovedì 26 agosto 2010

Il badante dei fiori


Sempre da La Stampa, un bell' articolo di Paola Italiano:

Un pollice verde in affitto.
Da qualche settimana, sui muri di San Salvario, sono comparsi adesivi destinati ad attrarre l'attenzione di chi ha bisogno di un giardiniere a tempo che si prenda cura delle piante durante le ferie. Sul volantino un annaffiatoio, un girasole e un impegno: «Le bagno io». Segue numero di telefono.
E' il cellulare di Enrico Buratti, 42 anni, professione impiegato a tempo determinato, in attesa - incrociando le dita - di un posto fisso. Per lui niente ferie quest'anno: deve studiare per il concorso pubblico che potrebbe dargli un lavoro a tempo indeterminato. E, per arrotondare le entrate di un'estate sui libri, ha pensato di mettersi al servizio di chi invece parte, ma non vuole trovare i fiori secchi al suo rientro.
«L'idea - racconta - mi è balenata quando la mia coinquilina mi ha chiesto di prendermi cura dei vasi in sua assenza. Ho pensato che, così come potevo farlo per lei, avrei potuto farlo per altri». Enrico ne ha parlato con gli amici e il progetto ha preso corpo nell'adesivo che si può trovare vicino ai bancomat, alle farmacie, alle tabaccherie: insomma, i luoghi più frequentati del quartiere.

E c'è chi ha già chiamato: «Quattro persone mi hanno contattato e abbiamo preso accordi: mi hanno lasciato indicazioni precise su tempi e quantità d'acqua necessarie e anche sulla luce da far filtrare nella casa. Passo al pomeriggio, dopo il lavoro, a fare il giro». La tariffa è popolare: cinque euro per ogni visita ad annaffiare, a meno che l'incarico non sia più complesso. Come, ad esempio, quello affidatogli dai proprietari di un grande appartamento con molti tipi di piante che necessitano di cure diversificate. Tante piante e una piantina: quella della casa, con l'ubicazione precisa dei vasi e le relative istruzioni.
Il prezzo proposto per il servizio è abbordabile anche in virtù del fatto che Enrico si fa il giro a piedi: ha preferito concentrarsi sul quartiere, evitando di spostarsi in auto o sui mezzi pubblici. «E poi - spiega - non ho una formazione specifica. Ma amo il giardinaggio e sono molto scrupoloso. Inoltre, non bagno solo piante e fiori: se serve, mi prendo cura di eventuali animali domestici che restano a casa: do da mangiare al gatto e cambio la sabbia della lettiera».

Il problema, semmai, è vincere le diffidenze di chi deve lasciare le chiavi di casa a uno sconosciuto. I «nemici» di Enrico sono i sistemi «autoannaffianti»: bottiglie rovesciate nella terra o anche complessi sistemi di sifoni comunicanti per non lasciare a secco rami e fiori.
Ma le remore ad affidarsi a un estraneo sono meno forti a San Salvario, come sottolinea Enrico, tornato da qualche anno ad abitare nel quartiere per la terza volta nella sua vita: «Penso che solo qui sia possibile essere richiamati lasciando un biglietto sui muri. E' il tessuto sociale che lo consente: c'è un senso di appartenenza forte, le persone entrano più facilmente in contatto e hanno più fiducia reciproca».
E poi, tra la bottiglia rovesciata e le amorevoli cure di un giardiniere in carne e ossa, la differenza è sensibile, specie per chi considera le sue piante bisognose di cure al pari di una persona: «Se richiesto - garantisce Enrico - sono disponibile anche a parlare con loro».

lunedì 23 agosto 2010

Rassegna stampa d' agosto

Siamo tornati!!! Dopotutto San Salvario ci mancava, 20 giorni senza sono tanti! Ho avuto poco tempo per scorrazzare in giro ma sui giornali ho letto alcune notizie del quartiere.

Ad inizio agosto c'è stata una specie di "retata" nel famigerato palazzone di via Ormea, quasi angolo corso Bramante, che da anni ospita prostitute e clienti.
Via Ormea è notoriamente famosa, come altre vie o corsi del quartiere, per l' ampia offerta di prostitute, dell' est o non, dalla mattina alla sera.

Ecco l' articolo de La Stampa:
"Alle due del mattino di ieri sono tutti davanti al 164 di via Ormea. Carabinieri, due autopompe dei vigili del fuoco, un’ambulanza. C’è voluta la telefonata al 113 di Marlene per provocare un’irruzione nella roccaforte della malavita a San Salvario. E’ notte fonda quando la donna richiama l’attenzione su un appartamento al terzo piano: dentro c’è una sua amica che sta male, forse per effetto di droghe. Partono le ricerche. Carabinieri e vigili col piede di porco tentano di sfondare una porta. Ma è quella sbagliata, perché il 164 non è un palazzo ma un labirinto, con le sue cinque scale.

Dall’atrio, si affaccia una coppia di condomini: «I lampeggianti qui si vedono solo in caso di tragedie. Questo palazzo va disinfestato. E’ pieno di prostitute che ricevono in casa, altre adescano in strada». Un via vai continuo, raccontano i vicini alla finestra, molto attraente per «le ombre», gli spilungoni che piantonano gli incroci di via Ormea e spacciano cocaina. Nella notte senza luna di ieri, una vedetta arriva fino all’angolo di via Menabrea. Poi avvisa gli altri che non è aria.

I carabinieri sono troppo indaffarati per accorgersene. Andrea, il capo pattuglia, urla alla centrale operativa: «Busso a tutte le porte ma non risponde nessuno, qui ci sono solo prostitute. Chi è questa che ha chiamato? Dove sta?». Finisce che la vanno a prendere in via Nizza. Marlene arriva con una bambina piccola. Aiuta carabinieri e vigili a trovare la sua amica, che viene portata via dagli infermieri, mentre all’angolo Elena e Simona si lamentano.

Romene, una alta e una meno, la prima sopra l’abitino nero ha una borsetta dalla tracolla dorata come i tacchi; l’altra nasconde fianchi più larghi sotto una gonnella scozzese. Propongono di continuare la notte in tre per 50 euro. «Ad agosto ci sono pochi clienti, abbassiamo i prezzi». Mentre i carabinieri sono al lavoro, altre prostitute portano nel palazzo i clienti adescati più in là.

E’ una piccola impresa questo 164. Elena e Simona, all’angolo sotto il palazzo, hanno avuto la serata rovinata dai lampeggianti. Solo un tale si avvicina: «Ma quello è uno scemo che ci segue sempre». E si capisce che conoscono a memoria le figure della notte, le macchine da evitare. Infatti, i clienti preferiti sono i vecchietti che vanno a piedi. Il loro è un mestiere antico ma pericoloso."

Oltre a ciò si è scatenata una "guerra delle sedie".
Da tempo oramai in piazza Saluzzo è stato posto un' arredo mobile, consistente in un po' di sedie colorate ed un tavolo.
Con sopra scritto: Usala ma non portarla via - Per Amiat: Non è un rifiuto.
Beh queste sedie, a quanto pare diventate famose, sono state al centro delle polemiche di questo agosto. Lega Nord e altri ne volevano la rimozione, perchè la gente bivaccava. Il nemico di ora sono i profughi e gli altri rifugiati che, stazionando in piazza Saluzzo, danno fastidio. Ora, non c' ero in questi giorni, ma se bivaccano e stanno lì, non ci vedo nulla di male: certo che se distruggono, saccheggiano e violentano, allora le regole son uguali per tutti.
(foto da: http://fsrr.org/arthunters/)

In tutta risposta a questa guerra, piuttosto inutile, su La Stampa oggi è uscita un' intervista all' Assessore all' Arredo Urbano Ilda Curti, che difende le sedie e promette una futura pedonalizzazione di largo Saluzzo.
Ecco di seguito l' articolo:

"Doppia vittoria per San Salvario, o meglio, per quei residenti che vogliono un quartiere aperto, tranquillo e tutto da vivere. Il Comune non solo farà in modo che le sedie-simbolo di largo Saluzzo tornino al loro posto, ma farà di più: trasformerà quello spicchio ottocentesco in isola pedonale. «Così com’è nel suo Dna, stando alla voglia di vivere quella piazzetta dimostrata dagli abitanti» ha spiegato ieri l’assessore all’Arredo Urbano Ilda Curti. In realtà, all’ipotesi di trasformazione di largo Saluzzo in isola pedonale Palazzo civico sta lavorando già da qualche mese. Il motivo è semplice: tutti desiderano che le auto vengano eliminate, dai commercianti ai residenti. Quando si realizzerà? Entro fine anno partiranno i lavori, sempre che i fondi per la realizzazione del progetto vengano fuori rapidamente.

Ma torniamo alle sedie. L’assessore Ilda Curti che ha sempre visto con favore quel mobilio di fortuna, lancia un’idea a chi vuole che quelle quattro sedie azzurre tornino presto in largo Saluzzo.

Allora assessore c’è speranza di rivedere in quella piazzetta le seggiole azzurre «patrimonio dei passanti».
«Premesso che i vigili urbani hanno soltanto fatto il loro dovere sequestrando questi mobili dal momento che l’occupazione del suolo pubblico va autorizzata e i regolamenti vanno rispettati, un modo per rivedere quella poetica mobilia in largo Saluzzo c’è. Basta chiedere un’autorizzazione al Comune, noi gliela daremo a costo zero».

Ma non le pare che questo «passaggio istituzionale» tolga spontaneità a quell’intervento? Le seggiole piacevano perché erano come l’hanno definito alcuni un attacco d’arte...
«Lo capisco, ma le regole vanno rispettate anche per le opere d’arte se inserite in un contesto pubblico. La sostanza comunque non cambierà, anzi, queste sedie, una volta che largo Saluzzo si trasformerà in sola pedonale più residenti sono invitati a portare le loro sedie in mezzo a quegli alberi, una città che vive in questo modo i propri spazi è una città viva, aperta, e senz’altro più sicura, checché ne dica la Lega Nord».

Dall’ufficio del Carroccio incastonato proprio in largo Saluzzo fanno solo notare che di notte, quel salotto all’aperto era diventato un po’ rumoroso, e questa tesi è condivisa anche da don Gallo.
«Sì ma è una tesi che non mi convince. Se questi signori non gradivano gli ex profughi di via Asti seduti su quelle sedie avevano solo da sedercisi loro per primi. E poi non mi pare che il fatto di chiacchierare a voce un po’ alta, nelle sere d’estate costituisca chissà quale problema. Oppure vogliamo arrivare a vietare così com’è successo a Vicenza l’uso delle panche a chi ha meno di 70 anni? Perché alla Lega piacciono provvedimenti come questo, come per esempio vietare ai cani di abbaiare dopo le 22, altro provvedimento preso da un esponente del Carroccio. Poi me lo lasci dire, soltanto dieci anni fa a San Salvario i giornali titolavano “Voglia di spranga”, oggi il massimo problema riguarda queste sedie, mi sembra che di strada nella direzione della tolleranza ne abbiamo fatta».

In effetti. Ma adesso dove si trovano, fisicamente, quelle sedie? Saranno finite in discarica?
«Non lo so, ma non credo proprio. Penso che si sia trattato di un semplice sequestro. In ogni caso si tratta di mobilia strappata già una volta al cassonetto, se c’è la voglia di rimettere qualche sedia, si fa in fretta a trovarne di nuove, si fa per dire, dentro alle cantine o in soffitta: gli si dà una bella mano di vernice e via»."