venerdì 24 febbraio 2012

Mostra "Decostruzioni"@Bin11


24 febbraio - 8 marzo
bin11, via Belfiore 22a Torino

"DECOSTRUZIONI"
di Fabio Zanino


Vecchi cartelli stradali e insegne arrugginite fatte a pezzi e poi ricomposte in opere astratte secondo lo schema: objet-trouvé, decostruzione, assemblage. Partendo dall'influenza di artisti e amici come il pittore Fernando Texidor e la fotografa Montse Santamaría e da contaminazioni con la street art, l'artista torinese Fabio Zanino compie un'operazione iconoclasta in cui parole e segni abbandonano il significato originario per assumere una forma nuova, astratta e materica al tempo stesso.

"Subisco il fascino della stratificazione: il processo per cui il tempo o l’uomo agiscono sulle cose umane e le trasformano. Screpolature, ruggini, graffiti, graffi, e segni di vita si sovrappogono in un lento processo di sedimentazione. E' come guardare la società attuale con l'occhio di un archeologo, analizzare gli strati di vita e sintetizzare il tutto visivamente."

Dal 24 febbraio al 8 marzo. Orari di apertura da verificare attraverso contatto telefonico (3474585473) o via mail (fabio@zanino.com; info.bin11@gmail.com)

Info:
www.zanino.com
www.bin11.it

bin11
via Belfiore 22a, Torino
info.bin11@gmail.com


mercoledì 22 febbraio 2012

Rassegna stampa: Un nuovo locale e una nuova piazza per via Nizza

La dinastia Miroglio scommette su via Nizza

Qualche muratore che cammina sotto i portici di via Nizza, un po’ di polvere che esce da un portone, rumore di ponteggi montati in un cortile. Per adesso le tracce della trasformazione sono poco visibili, ma già dai prossimi mesi diventeranno ben più evidenti. L’angolo tra corso Vittorio Emanuele II e via Nizza cambia volto: via l’attuale libreria, spazio ad una vineria, lounge bar, caffè letterario, insomma uno spazio di 250 metri quadrati articolato su tre piani «dedicato al vino, agli sfizi culinari e alla socializzazione».

Parola di Franco Miroglio, membro della dinastia albese del settore tessile, titolare dell’azienda vitivinicola internazionale Tenuta Carretta che ha sede a Piobesi d’Alba. L’azienda, proprietaria di settanta ettari di vigne vende i suoi prodotti in tutto il mondo, dalla Svezia alla Cina, dall’Australia al Canada, e aprirà il suo avamposto torinese il prossimo novembre o al più tardi fra un anno, ad inizio 2013. L’annuncio di una nuova vita per l’angolo estremo di San Salvario, uno dei luoghi più problematici del quartiere per le questioni di ordine pubblico e sicurezza, suona come una scommessa non da poco sulla riqualificazione dei portici di via Nizza e sull’attrattività dell’area di Porta Nuova. «Siamo convinti che la metropolitana e la risistemazione della via insieme al centro commerciale interno alla stazione cambieranno questa zona di Torino – dice Miroglio –. Sta nascendo un nuovo polo commerciale; anche noi vogliamo partecipare alla trasformazione, con l’ambizione di essere uno dei fulcri del rinnovamento».

L’investimento iniziale è di circa un milione e mezzo di euro per i lavori; se sarà vera gloria lo diranno i clienti torinesi. Intanto, però, il prossimo arrivo ha messo in fibrillazione i residenti, la Circoscrizione, dove sono alte le aspettative sulle ricadute positive della nuova attività commerciale, e i commercianti vicini di serranda della futura vineria, incuriositi dai primi cantieri. Più in dettaglio, il nuovo locale avrà a livello portici un angolo bar con annessa libreria che lavorerà soprattutto di giorno, mentre al piano inferiore una sala per la degustazione dei vini e assaggi culinari sarà attiva la sera. Due piani sottoterra, nell’infernotto, sarà invece allestita una sala riservata, dedicata ai «vini nobili». «L’intenzione è quella di creare un luogo accogliente per tutti, dai giovani ai meno giovani» dice Miroglio. E il capitolo, rumori notturni, quiete pubblica, notti insonni per i residenti? I proprietari promettono di non dare vita all’ennesimo locale della movida fracassona: «Non saremo una rumorosa discoteca: musica ed esibizioni saranno controllate e circoscritte al piano sotto la sede stradale».

di Andrea Ciattaglia, La Stampa (21/02/2012)

Iniziano i lavori per il "nuovo" mercato

[cliccate sull'immagine per ingrandire e leggere l'articolo]

di Paola Italiano, La Stampa (21/02/2012)

lunedì 20 febbraio 2012

Rassegna stampa: Ruota panoramica nel centro del Valentino, è arrivato il progetto


[Foto da Tonydep Flick'r]

Non saranno i 135 metri del London Eye, ma i 50 metri di altezza del progetto per una ruota panoramica al parco del Valentino fanno già discutere. L’assessorato al turismo ha fatto arrivare sui tavoli della Giunta della Circoscrizione Otto il progetto dell’Agis (associazione generale dello spettacolo), che segue la delibera di un anno fa con cui la città avviava le procedure per la ricerca di manifestazioni di interesse per la realizzazione della spettacolare attrazione. La proposta è una ruota con circa 40 metri di diametro, 30 cabine (coperte) da 4 posti ciascuna, che farebbero un giro completo in poco più di mezz’ora. L’area è quella di viale Balsamo Crivelli: è proprio la collocazione nel cuore del Valentino a suscitare le maggiori perplessità. Che la ruota attragga turisti, è al tempo stesso punto di forza e fonte di problematicità dell’iniziativa. «Grande afflusso di persone - dice la coordinatrice all'Ambiente della Otto, Germana Buffetti - significa anche traffico, problema parcheggio e rumore, tutto in un’area parco. E bisogna capire chi ci guadagna».

Le spese di realizzazione sarebbero a carico dell’Agis, che si terrebbe però anche gli incassi, mentre è da definire la questione della concessione di spazio pubblico. I siti individuati sono due, nella stessa area: il primo, a fianco della palazzina della Promotrice delle Belle Arti; l’altro all’altezza dell’istituto Galileo Ferraris. Sempre nel Valentino: dove i parcheggi in superficie sono provvisori da vent’anni, e dove l’unico grande bacino di posteggio è costituito dal V Padiglione, accanto a Torino Esposizioni. Che, però, è spesso chiuso: proprio i giostrai lo occupano per Natale in giostra, mentre la Città lo usa come deposito per le schede elettorali sotto elezioni. «Preferirei che il Comune - obietta la coordinatrice alla Cultura, Paola Parmentola - prima di farci pervenire il progetto di un privato, facesse uno studio di fattibilità, valutando l’inevitabile impatto ambientale e paesaggistico. Non dicano No a priori, ma è bene valutare prima i pro e i contro».

Il presidente Mario Levi, vede nella proposta soprattutto un’opportunità: «Fermo restando - sottolinea - la necessità di capire il contesto generale: il mio sogno è avere un Valentino senza più auto in superficie».

di Paola Italiano, La Stampa (18/02/2012)

sabato 18 febbraio 2012

Rassegna stampa: La chiusura dell'Ospedale Valdese sembra vicina

Con l'annuncio del possibile trasferimento dell'Ospedale Amedeo di Savoia a Settimo si ridiscute anche sul futuro dell'Ospedale Valdese. La chiusura sembrerebbe vicina, trasformando gli stabili di via Silvio Pellico in presidio per lungodegenze (casa di riposo), nonostante siano state raccolte migliaia di firme a sostegno dell'Ospedale. L'Ospedale è stato ristrutturato ed ampliato nel 2002 e rappresenta un'eccellenza nel panorama sanitario nazionale. Un brutto colpo per il quartiere e per tutta la città.

L'Amedeo di Savoia trasloca a Settimo

Nel giro di qualche anno Torino potrebbe perdere tre dei suoi ospedali: l’Amedeo di Savoia, il Valdese e l’Oftalmico. A dire il vero, era un destino segnato. Da tempo si ventilava l’ipotesi - a lunghissimo termine - di trasferire l’Oftalmico nel perimetro della Città della Salute. Così come era in atto un tira e molla sul Valdese, balletto che ora sembra chiudersi con una decisione secca: trasformare il presidio in struttura per residenze socio-assistenziali e lungodegenze, svuotandolo delle attuali funzioni, trasferendo la senologia alle Molinette, e chiudendo l’esperienza dei service, oculistica e ortopedia.

La vera novità, illustrata in commissione dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino, riguarda però l’Amedeo di Savoia. Avrebbe dovuto essere spostato a Orbassano, al San Luigi, uno dei due poli universitari della città. Invece è destinato a chiudere completamente per trasferire tutti i reparti all’Hôpital du Piemont di Settimo. Una decisione che a Torino sta provocando una levata di scudi. I primi siluri sono stati sganciati ieri dall’opposizione in Regione: «La chiusura dell’Amedeo di Savoia priva la città di un punto di riferimento in un settore delicato, quello delle malattie infettive e dell’Aids», attacca il consigliere del Pd Nino Boeti. Che solleva un altro interrogativo: «L’Hôpital du Piemont è la valvola di scarico del Giovanni Bosco, che lo utilizza per la lungodegenza dopo la fase acuta, uno dei problemi principali della nostra sanità. Destinarlo ad altre funzioni apre un altro problema». Critica anche l’ex assessore della giunta Bresso Eleonora Artesio (Fds): «Siamo stati abituati in questi quasi due anni di governo Cota a tre versioni di piano socio-sanitario e a mutevoli tabelle di classificazione degli ospedali».

L’assessore Monferino scansa le polemiche: «Siamo in una fase di consultazione e dialogo. Non c’è nulla di definitivo. Evitiamo strumentalizzazioni, tanto più se si basano su notizie infondate». Il centrosinistra torinese, però, chiede al sindaco Fassino di intervenire e attivare immediatamente un tavolo di confronto con la Regione. «Altrimenti rischiamo che sui servizi sanitari della città ricadano tagli insostenibili sul piano assistenziale e logistico», spiega la presidente della commissione Assistenza di Palazzo Civico Lucia Centillo. Per altro, sull’Amedeo di Savoia tiene banco il giallo dei fondi anti-Aids: l’ospedale avrebbe dovuto risorgere ed essere rilanciato grazie a un finanziamento statale per la lotta all’Aids. Soldi che sono stati stanziati ma di cui si è persa traccia.

La situazione del comparto socio-assistenziale in città resta comunque delicata. Ieri, in Comune, durante l’audizione dei vertici delle Asl torinesi è emerso che ci sono più di 3.500 anziani in attesa per la residenzialità e circa 8.500 per le cure domiciliari. Per di più, da quindici giorni il Comune non autorizza più nuovi ricoveri in strutture di lungodegenza. Colpa dell’incertezza che grava sui fondi per il Welfare: dai 46 milioni del 2009 si è passati ai 29 del 2011 e ai 16 del 2012. In questo quadro si sta aprendo il fronte degli anziani dimessi dagli ospedali e destinati alle case di cura: per le persone non abbienti Palazzo Civico dovrebbe intervenire coprendo una parte dei costi. Da due settimane è stato bloccato tutto, proprio perché in Comune nessuno sa su quante risorse potrà contare il settore socio-assistenziale.

di Andrea Rossi, La Stampa (17/02/2012)

Chiude e trasloca l'Amedeo di Savoia

Si prepara una rivoluzione per la sanità torinese: se il piano di riorganizzazione presentato ieri in commissione consiliare dall’assessore Paolo Monferino diventerà infatti realtà, scompariranno dalla città, o cambieranno destinazione d’uso in modo radicale, alcuni ospedali storici come l’Amedeo di Savoia, l’Oftalmico e il Valdese.
Le novità sono emerse ieri pomeriggio quando Monferino ha iniziato a illustrare in commissione il Piano sociosanitario regionale 20122015. L’assessore è partito appunto dal riordino della rete ospedaliera, che prevede la riorganizzazione dei diversi presidi in una scala «gerarchica» tra ospedali hub (come le Molinette), cardine e di prossimità. Le novità più eclatanti emerse riguardano proprio la città e la provincia di Torino.

La più significativa è quella che riguarda l’Amedeo di Savoia, storico nosocomio torinese specializzato nelle cura delle malattie infettive (dell’Aids tra le altre). Nell’ipotesi presentata dalla giunta Cota la sede attuale di corso Svizzera verrà chiusa e il presidio ospedaliero sarà trasferito a Settimo all’Hopital du Piemont. Una struttura sanitaria d’avanguardia costruita da una società francese (da qui il nome «esotico») dopo un accordo con l’allora presidente della Regione Enzo Ghigo che avrebbe dovuto gestirla per vent’anni. L’edificazione è terminata però nel 2006 con la nuova giunta Bresso che ne ha disconosciuto la paternità: l’Hopital ha rischiato così di rimanere una cattedrale nel deserto e solo un successivo accordo con la Regione e la Città di Settimo ha permesso nel 2008 di sbloccare la situazione e inaugurare finalmente il presidio. Che adesso da Rsa (residenza sanitaria assistenziale) di lusso dovrebbe trasformarsi in un vero ospedale. Sembra chiara l’intenzione della Regione di valorizzare così anche l'area dell’attuale Amedeo di Savoia, piuttosto appetibili sul mercato immobiliare.

Le altre novità riguardano l’ospedale Valdese di via Silvio Pellico che dovrebbe essere trasformato in Rsa appunto e presidio per lungodegenze. L’unità di senologia, giudicata un’eccellenza, sarà trasferita alle Molinette. Mentre il futuro dell’Oftalmico sarà la confluenza nella Città della Salute. In questo caso, ma ci vorranno anni perché il trasferimento sia completato, l’edificio, nel centro di Torino che attualmente lo ospita potrebbe essere riconvertito per le attività socio sanitario di lungo degenza, dimissioni protette e rsa. Monferino ha anche annunciato che i presidi ospedalieri oggi attivi ad Avigliana, Giaveno e Venaria funzionerebbero con un Cap (centro di assistenza primaria), in sostituzione degli attuali punti di primo intervento. "Sono i cittadini che non usano quei presidi come ospedali: tant’è che ad Avigliana si rivolge solo il 17 per cento della popolazione locale e a Venaria solo il 26 per cento" ha spiegato Monferino. Che poi rispondendo alle contestazioni dell’opposizione ha aggiunto: "Ancora una volta, come già successo in passato, abbiamo sottoposto alla Commissione un'ipotesi di classificazione degli oltre 50 ospedali piemontesi, come ci era stato richiesto. Un lavoro sul quale intendiamo confrontarci e dialogare, per costruire qualcosa di importante insieme, a favore dei piemontesi. Ancora una volta, pero, la questione è stata strumentalizzata creando malumori e allarmismi inutili".

di Marco Trabucco, Repubblica (17/08/2012)

mercoledì 15 febbraio 2012

Rassegna stampa: Ex-Isvor, largo Marconi e via Nizza


Appartamenti ex-Isvor: via alle vendite

[cliccate sull'immagine per ingrandire e leggere l'articolo]

di Paola Italiano, La Stampa (14/02/2012)

Torna il senso unico in largo Marconi

[cliccate sull'immagine per ingrandire e leggere l'articolo]


di Paola Italiano, La Stampa (15/02/2012)

Via Nizza: la riqualificazione è a metà (quasi)

Se si eccettuano le panchine installate nelle piazze l’arredo urbano di via Nizza è rimasto lo stesso che c’era prima della metropolitana. Soltanto un breve tratto della via – tra corso Vittorio Emanuele II e via San Pio V, una cinquantina di metri in tutto – ha beneficiato della riqualificazione che lungo il resto di via Nizza non si sa bene quando e soprattutto se partirà. A questo quadro va aggiunta l’assenza di autobus in superficie che, a detta dei commercianti, penalizzerebbe la ripresa delle attività economiche. Ragioni che ieri l’associazione commercianti “Cento Botteghe sotto le Stelle” e il suo presidente Giovanni Vinardi hanno ribadito, una volta di più, alla circoscrizione Otto. "Quello che chiediamo è soltanto di essere ascoltati – spiega Vinardi – vorremmo incontrare il sindaco Fassino e gli assessori competenti per poter sottoporre loro le nostre questioni e problematiche, soprattutto per quanto riguarda l’arredo urbano e il passaggio di una linea di autobus in via Nizza".
La questione autobus resta in cima alla lista delle richieste dei commercianti che speravano in un rilancio con l’inaugurazione della metropolitana ed invece hanno dovuto registrare, complice anche la crisi economica, un calo dei propri introiti. La soluzione prospettata qualche mese fa era quella di attestare il capolinea del 45 in piazza Nizza così da servire anche il mercato. Il Comune, il Gtt e l’Agenzia per la mobilità, già in fase di rivoluzione della mappa dei trasporti, avevano acconsentito a ricollocare il capolinea del 61 in largo Marconi e avevano preso tempo sull’altra richiesta.
E’ invece legato ai fondi per la riqualificazione, pressoché inesistenti, il discorso dell’arredo urbano. Commercianti e residenti da tempo chiedono di abbellire le piazze, ridotte a spianate d’asfalto, collocando fioriere o curando le aiuole già presenti.

di Alessandro Porro, Torinocronaca (14/02/2012)